Le Schiene Di Schiele - abbiate fede (2026) Hi-Res
BAND/ARTIST: Le Schiene Di Schiele
- Title: abbiate fede
- Year Of Release: 2026
- Label: Edac Music Group
- Genre: Rock, Post-Punk, Alternative Rock
- Quality: Mp3 320 kbps / FLAC (tracks) / 24bit-44.1kHz FLAC (tracks)
- Total Time: 35:18
- Total Size: 88 / 256 / 434 MB
- WebSite: Album Preview
Tracklist:
1. Le Schiene Di Schiele - abbiate fede
2. Le Schiene Di Schiele - eroe moderno
3. Le Schiene Di Schiele - meglio dell'amore e del comunismo
4. Le Schiene Di Schiele - come acqua in un tubo
5. Le Schiene Di Schiele - anna torna a casa
6. Le Schiene Di Schiele - estate a tel aviv
7. Le Schiene Di Schiele - dannazione
8. Le Schiene Di Schiele - torino è un buco
9. Le Schiene Di Schiele - santo
10. Le Schiene Di Schiele - martire
1. Le Schiene Di Schiele - abbiate fede
2. Le Schiene Di Schiele - eroe moderno
3. Le Schiene Di Schiele - meglio dell'amore e del comunismo
4. Le Schiene Di Schiele - come acqua in un tubo
5. Le Schiene Di Schiele - anna torna a casa
6. Le Schiene Di Schiele - estate a tel aviv
7. Le Schiene Di Schiele - dannazione
8. Le Schiene Di Schiele - torino è un buco
9. Le Schiene Di Schiele - santo
10. Le Schiene Di Schiele - martire
“Abbiate fede”, l’album del gruppo torinese/valsusino Le schiene di Schiele, vuole rispondere a questo interrogativo in modo deciso e perentorio: in un periodo come questo, in cui il conflitto sociale anima e, in molti casi, infiamma le piazze delle principali città d’Italia e d’Europa, è importante conservare la certezza di stare “dalla parte giusta della storia”, anche se buona parte della realtà che ci circonda pare andare nella direzione opposta.
Il disco vuole essere, dunque, una dichiarazione di appartenenza, e non a caso la città di Torino è una presenza tangibile in diversi brani: in primo piano o sullo sfondo, come luogo degli affetti e degli scontri, della politica e della violenza, della solitudine e del bisogno di riscatto. Ma non mancano sguardi lanciati più lontano, come a Gaza, dove qualcuno vorrebbe speculare su bombardamenti e macerie, o rivolti all’interno, ripiegandosi verso sé stessi e i propri sentimenti, che è necessario indagare per ritrovare il senso del vissuto.
La band ha registrato le dieci tracce che compongono il lavoro in pochi giorni, spinta dalla necessità e dall’urgenza di raccontare e di raccontarsi, carica di adrenalina, mossa da un categorico “ora o mai più”. Il risultato è evidente nella maggior parte dei brani, frenetici, quasi parossistici, che partono da una base post-punk per costruirsi attorno a chitarre, basso, batteria, rumore e distorsione; alle esplosioni sonore si alternano episodi melodici che non interrompono la tensione ma la trattengono, aumentandone la profondità.
La title track parla di fuga, e il sound è tiratissimo, come in una corsa a perdifiato che continua nei brani successivi, senza tregua, con ritmi incalzanti e irrefrenabili. Eroe moderno lancia strali contro l’omologazione e le convenzioni che ci fanno sentire inadeguati. Stupisce un po’ il cinico sarcasmo di Meglio dell’amore e del comunismo, in cui il protagonista subisce la fascinazione della morte: ma per comprendere questo cupio dissolvi è necessario entrare nel mood del disco, in cui effettivamente l’eccesso, l’ironia, le dichiarazioni a effetto sono una cifra stilistica ricorrente.
Un altro picco di intensità si raggiunge in Come acqua in un tubo, dedicata allo sgombero del centro sociale Askatasuna nel gennaio 2026: la similitudine richiama le migliaia di persone che si sono riversate per strada per protestare contro la chiusura dello spazio di aggregazione e la successiva guerriglia urbana, tra lacrimogeni, collisioni e repressione. L’assunto di fondo è che la reazione a catena che ha condotto a conseguenze deflagranti sia stata inevitabile.
Si rallenta (finalmente!) il passo con una traccia che scava nei ricordi e nell’interiorità: Anna, torna a casa rievoca una giornata al mare e un amore di tanto tempo fa. È un necessario momento di pausa per distogliere, anche se brevemente, l’attenzione dal caos e dalla complessità del reale, lasciando affiorare il bisogno dell’altro. Ma solo per poco, perché i bombardamenti di Gaza e il delirio di fare della Striscia un resort per milionari sono lì, davanti ai nostri occhi e alla nostra indignazione. Il punto di vista, però, è paradossale: in Estate a Tel Aviv ci si immagina di trascorrere le ferie sulla spiaggia ormai ricostruita.
Dalla Palestina si ritorna a Torino, che è “un buco” perché si finisce sempre per rincontrare vecchie fiamme che si credevano spente… e siamo pronti per il gran finale. Santo è una denuncia dell’ipocrisia e della corruzione della Chiesa (“Wojtyla e Pinochet erano amici”) e fa il paio con Martire, che offre un punto di vista inedito su chi si sacrifica, apparentemente, per il bene comune, mentre “il vero inferno sta dentro le case, nelle galere poi dentro le scuole”.
Rabbia, grottesco, provocazione sono elementi costitutivi dell’album, ed è evidente l’intento della band di abbattere le barriere e superare i limiti per mettere a fuoco le storture e le contraddizioni della società e del vivere. Una rabbia travolgente, che a tratti finisce per apparire caotica: se anche c’è “del metodo nella follia”, come in Amleto, talvolta non è così immediato seguire il filo di un ragionamento che in alcuni testi si fa (è un eufemismo) eccentrico.
Ma l’intento di “Abbiate fede” è proprio questo: davanti alla prospettiva di un futuro a cui non è possibile credere, Le schiene di Schiele rispondono con un atto di resistenza e una spinta in avanti, lasciando esplodere una tensione che non si può trattenere.
Il disco vuole essere, dunque, una dichiarazione di appartenenza, e non a caso la città di Torino è una presenza tangibile in diversi brani: in primo piano o sullo sfondo, come luogo degli affetti e degli scontri, della politica e della violenza, della solitudine e del bisogno di riscatto. Ma non mancano sguardi lanciati più lontano, come a Gaza, dove qualcuno vorrebbe speculare su bombardamenti e macerie, o rivolti all’interno, ripiegandosi verso sé stessi e i propri sentimenti, che è necessario indagare per ritrovare il senso del vissuto.
La band ha registrato le dieci tracce che compongono il lavoro in pochi giorni, spinta dalla necessità e dall’urgenza di raccontare e di raccontarsi, carica di adrenalina, mossa da un categorico “ora o mai più”. Il risultato è evidente nella maggior parte dei brani, frenetici, quasi parossistici, che partono da una base post-punk per costruirsi attorno a chitarre, basso, batteria, rumore e distorsione; alle esplosioni sonore si alternano episodi melodici che non interrompono la tensione ma la trattengono, aumentandone la profondità.
La title track parla di fuga, e il sound è tiratissimo, come in una corsa a perdifiato che continua nei brani successivi, senza tregua, con ritmi incalzanti e irrefrenabili. Eroe moderno lancia strali contro l’omologazione e le convenzioni che ci fanno sentire inadeguati. Stupisce un po’ il cinico sarcasmo di Meglio dell’amore e del comunismo, in cui il protagonista subisce la fascinazione della morte: ma per comprendere questo cupio dissolvi è necessario entrare nel mood del disco, in cui effettivamente l’eccesso, l’ironia, le dichiarazioni a effetto sono una cifra stilistica ricorrente.
Un altro picco di intensità si raggiunge in Come acqua in un tubo, dedicata allo sgombero del centro sociale Askatasuna nel gennaio 2026: la similitudine richiama le migliaia di persone che si sono riversate per strada per protestare contro la chiusura dello spazio di aggregazione e la successiva guerriglia urbana, tra lacrimogeni, collisioni e repressione. L’assunto di fondo è che la reazione a catena che ha condotto a conseguenze deflagranti sia stata inevitabile.
Si rallenta (finalmente!) il passo con una traccia che scava nei ricordi e nell’interiorità: Anna, torna a casa rievoca una giornata al mare e un amore di tanto tempo fa. È un necessario momento di pausa per distogliere, anche se brevemente, l’attenzione dal caos e dalla complessità del reale, lasciando affiorare il bisogno dell’altro. Ma solo per poco, perché i bombardamenti di Gaza e il delirio di fare della Striscia un resort per milionari sono lì, davanti ai nostri occhi e alla nostra indignazione. Il punto di vista, però, è paradossale: in Estate a Tel Aviv ci si immagina di trascorrere le ferie sulla spiaggia ormai ricostruita.
Dalla Palestina si ritorna a Torino, che è “un buco” perché si finisce sempre per rincontrare vecchie fiamme che si credevano spente… e siamo pronti per il gran finale. Santo è una denuncia dell’ipocrisia e della corruzione della Chiesa (“Wojtyla e Pinochet erano amici”) e fa il paio con Martire, che offre un punto di vista inedito su chi si sacrifica, apparentemente, per il bene comune, mentre “il vero inferno sta dentro le case, nelle galere poi dentro le scuole”.
Rabbia, grottesco, provocazione sono elementi costitutivi dell’album, ed è evidente l’intento della band di abbattere le barriere e superare i limiti per mettere a fuoco le storture e le contraddizioni della società e del vivere. Una rabbia travolgente, che a tratti finisce per apparire caotica: se anche c’è “del metodo nella follia”, come in Amleto, talvolta non è così immediato seguire il filo di un ragionamento che in alcuni testi si fa (è un eufemismo) eccentrico.
Ma l’intento di “Abbiate fede” è proprio questo: davanti alla prospettiva di un futuro a cui non è possibile credere, Le schiene di Schiele rispondono con un atto di resistenza e una spinta in avanti, lasciando esplodere una tensione che non si può trattenere.
| Musica Italiana | Rock | Alternative | Punk | FLAC / APE | Mp3 | HD & Vinyl
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